About

Mi chiamo Giovanni Tateo, studio filosofia all’Università di Torino e collaboro con siti internet e webtv che si occupano di informazione. Tokyo Lucky Hole ha lo scopo di raccogliere notizie, opinioni e riflessioni sulle pornografie e sulle rappresentazioni della sessualità.

 

Che cos'è Tokyo Lucky Hole?blog_araki-tokyo-lucky-hole[1]

Tokyo Lucky Hole è una raccolta di fotografie scattate da Nobuyoshi Araki nei primi
anni ’80 a Kabuki-cho, distretto a luci rosse del quartiere Shinjuku di Tokyo. Tra i diversi night club di Kabuki-cho, il Lucky Hole era uno dei più frequentati dall’artista.

 

Di chi è l'immagine pubblicata nell'intestazione del blog?

L’opera è di Nobuyoshi Araki, appartiene alla serie Tokyo Comedy, del 1997, ed è una stampa digitale colorata a mano di 30,3 x 20 cm.       

 

Perché Nobuyoshi Araki? I suoi lavori sono arte o pornografia?

La letteratura accademica sulla pornografia si può dividere in due grandi aree, una legata al problema morale (la pornografia è moralmente discutibile? Se lo è, la censura è una soluzione legittima e utile a limitarne la diffusione?), e una legata al problema estetico-artistico (è possibile un’arte pornografica? La pornografia esclude necessariamente la bellezza?). Per entrambi i filoni è necessario capire che cosa sia la pornografia, che cosa la distingua dall’erotismo e dalle semplici rappresentazioni sessualmente esplicite, come quelle presenti nei documentari sulla vita lavorativa dei sex workers.

Nabuyoshi ArakiAraki, probabilmente il più grande fotografo giapponese vivente, ha prodotto fotografie al limite di ognuno di questi domini: le sue immagini sono opere d’arte –  hanno qualità estetiche, sono esposte in molti musei e si possono accostare alla tradizione giapponese dello Shunga, di cui fecero parte Utamaro, Hokusai e Hiroshige -, ma hanno anche un carattere documentaristico – Tokyo Lucky Hole è un reportage sulla neonata e fiorente industria giapponese del sesso, che rappresenta la leggerezza e la decadenza della Tokyo opulenta degli anni ’80 -, spesso sono considerate erotiche, spesso pornografiche, alcune sono oscene – Araki è stato ripetutamente arrestato in Giappone -, altre sono state accusate di mercificare e “oggettificare” il corpo femminile. Per la sua opera multiforme, Araki è uno degli artisti che meglio possono esprimere i problemi filosofici nascosti nelle rappresentazioni della sessualità.

Come è avvenuto nel caso di Araki, spesso ci si chiede “è arte o pornografia?”, intendendo che l’una escluda l’altra, ma se, al contrario, la risposta fosse “è arte e  pornografia“? La domanda sulla possibilità di un’arte pornografica è stata al centro di un vivace dibattito tra filosofi europei e statunitensi negli ultimi quindici anni, ed è lontana dall’avere una risposta ampiamente condivisa.

L’incompatibilità tra pornografia e arte è stata spesso giustificata da una visione limitata del porno, che considera tutta la pornografia – non solo quella mainstream – come un mero aiuto alla masturbazione. Ma diversi esempi contemporanei, come i Dirty Diaries di Mia Engberg, o storici, come alcuni dipinti di Egon Schiele, o il romanzo Storia dell’occhio di Georges Bataille, o la pornografia prodotta durante la Rivoluzione francese – che aveva come protagonista la regina Maria Antonietta e le autorità ecclesiastiche dell’epoca -, mostrano che la pornografia può essere molto più che un giocattolo sessuale, può avere qualità artistiche e può avere un valore politico.

 

> Per approfondire il dibattito morale,

West, C., Pornography and Censorship“, The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Fall 2013 Edition), Edward N. Zalta (ed.).

art-and-pornography[1]

> Per approfondire il dibattito estetico-artistico,

Maes, H., Levinson, J. (a cura di), Art and Pornography, Oxford University Press, Oxford 2012.

Maes, H., “Who Says Pornography can’t Be Art?“, in Maes, H, Levinson, J. (a cura di), Art and Pornography, Oxford University Press, Oxford 2012.

 

 

Perché "pornografie"?

Già nel 1967, Susan Sontag, nel suo Stili di volontà radicale, sentiva l’esigenza di parlare di pornografie, al plurale, principalmente con lo scopo di limitare la considerazione della pornografia come sintomo dei disturbi mentali dei suoi consumatori (e dei pornografi) – visione che andava per la maggiore, al tempo -, e di fare spazio a una pornografia vista come manifestazione della cultura che la produce, e a una pornografia artistica.

Oggi sembra ancora più utile riferirsi a diverse pornografie, a causa del graduale canonizzarsi del genere pornografico (audio/video) in diversi sottogeneri – pornografia mainstream, alternativa, amatoriale -, e per la riappropriazione delle rappresentazioni della sessualità sia da parte di artisti e pornografi indipendenti consapevoli del potere politico e del valore estetico della pornografia, sia da parte di correnti artistiche che derivano da matrici concettuali (Performance art, Body art), le quali mimano la pornografia, pur non essendo propriamente pornografiche – come il Post-porno.

 

Perché parlare delle pornografie?

L’industria pornografica ogni anno incassa più di 97 miliardi di dollari e produce più film dell’industria cinematografica hollywoodiana. L’impatto economico, però, non è il solo rilevante. Grazie alla diffusione di Internet, la distribuzione di materiale pornografico è diventata sempre più facile, favorendo un crescente impatto sociale: l’assorbimento da parte delle società occidentali degli stili, dei brand e in generale dell’estetica della pornografia mainstream in campagne pubblicitarie, video musicali, abbigliamento e nel linguaggio quotidiano ha fatto parlare di “pornificazione” della società. Acquisire consapevolezza e discutere di un fenomeno di questa portata e dei fenomeni collaterali che si oppongono al pensiero unico sulla sessualità e sulle sue rappresentazioni credo sia di fondamentale importanza.

 


 

Contatti

e-mail: giovanni.tateo.85@gmail.com

facebook:

twitter:

 


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